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Eva Sicret

Infilò le pantofole svogliatamente per poi avviarsi verso la porta, come l'aprì e mise piede fuori dalla camera si scontrò con il fratello, :<<Diamine Eva!>> brontolò, Eva lo guardò senza dire nulla, girò l'angolo ed entrò nel bagno.
Suo fratello era scontroso come tutti i ragazzi della sua età, gli aveva voluto davvero bene e l'aveva sempre ammirato, lui era un tipo tosto sempre circondato da amici e belle ragazze, ora però era uno come tanti, e come tanti la guardava con lo sguardo stranito. Che colpa aveva lei se era come era, Eva era Eva e non voleva essere come Marta, Anna o una qualunque Eva in questo mondo, lei non era fatta come tutti gli altri.
Sciacquò il viso dopo averlo insaponato per bene, si asciugò e poggiando l'asciugamani gettò l'occhio sui trucchi della madre. “Mamma è sempre così bella e in ordine quando esce di casa!” si disse prendendo in mano il fondo tinta, aprì il barattolo annusandone il contenuto. Quella roba non aveva nessun odore particolare, prese il pennello che vedeva usare sempre da sua madre e iniziò a stenderlo sulla pelle. La sua pelle era già perfetta così, chiara e luminosa. :<<Cosa sto facendo?>> borbottò iniziando a togliere tutto, rilavò il viso diede un po' di crema, passò un velo di lucidalabbra e diede un po' di mascara. Non era mai andata a scuola truccata però, quella mattina gli diceva così, ascoltava l'istinto come le aveva detto la voce in sogno.
Infine spazzolò i neri capelli energeticamente per poi intrecciarli in una voluminosa treccia. Uscì dal bagno, ritornò in camera e infilò qualcosa addosso, prese lo zaino e scese di sotto.
Sua madre era li, guardava i notiziari come tutte le mattine e come tutte le mattine le dava il buongiorno con una copiosa colazione, anche suo fratello era li che già si strafogava. Eva prese una fetta di pane prima di sedersi e gli diede un morso. :<<Eva, sai che non si fa!>> l'ammonì sua madre sempre così attenta alle buone maniere, Tomas suo fratello rise, :<<Mamma sai che Eva è...Eva!>>ghignò divertito, :<<Non prendere in giro tua sorella!>> lo zittì la madre, :<<Forza Eva siediti!>> Eva annuì alla madre e si mise a sedere, :<<Cos'hai fatto alla faccia?>> chiese Tomas a Eva, :<<Nulla perché?!>>, :<<Sei diversa, cioè sei sempre diversa ma...lasciamo stare, passa una buona giornata!>> finì Tomas alzandosi in piedi per poi uscire dalla cucina dando prima un bacio alla madre.
Eva l'aveva capito bene suo fratello, sapeva che lei era motivo di imbarazzo per lui ma, lui le voleva comunque bene e si preoccupava per lei. E lei in tutto questo che ci poteva fare, infondo lei era solo lei era ciò che era.
Finì la colazione e come il fratello si alzò in piedi, la madre la guardò, <<Vedo che hai usato un po' di trucco, brava ti sta bene!>> le sorrise la madre per incupirsi subito dopo, <<Eva cerca di stare sulla terra ok?>>. Di che aveva paura questa donna, che c'era di male se si estraniava dal resto del mondo per rifugiarsi nel suo? Eva questo non lo capiva e non capiva perché nessuno comprendeva quanto stesse bene nel suo mondo fantastico. Era ovvio, non era che non capivano, erano solo tutti pieni d'invidia. “Brutta bestia l'invidia!” si diceva sempre. Annuì alla madre e uscì dalla cucina, mise il cappotto issò lo zaino in spalla si arrotolo una calda sciarpa fin su sul naso e uscì di casa.
Eccolo lì il suo magnifico mondo, dal cielo di un lilla tenue gli alberi sempre in fiore e strane creature. :<<Eva!>> qualcuno la chiamò, Eva conosceva quella voce, era della regina Incanto, la bella dama dai capelli color dei fiori di ciliegio e che non portava una corona ma uno scettro magico chiamato Gral. :<<Regina Incanto!>>, <<Buongiorno mia cara, vai a scuola?>>, <<Sì, ma Oggi verrò a palazzo per giocare con gli altri!>> riferì Eva attraversando il vialetto di casa fino al cancello, :<<Allora dirò a tutti che oggi ci sarai, si farà una grande festa!>> disse gioiosa la regina svanendo poco a poco e con se il colore del cielo che da lilla tenue tornò turchese.
Come tutte le mattine Eva prese l'autobus. Lei non aveva scelto una scuola impegnativa, lei non era come Tomas, a lei non piaceva molto studiare, faceva quello che c'era da fare e non aveva nemmeno tante aspirazioni nella vita, avrebbe fatto un lavoro qualunque come tanti altri ma, rimanendo sempre Eva. Così si iscrisse alla scuola che le sembrò più idonea e dove avrebbe attirato meno attenzione possibile, un poco frequentato e di bassa lega istituto d'arte. I suoi non erano stati molto concordi ma alla fine convennero anche loro che era meglio così.
Si mise a sedere accanto al finestrino come sempre, era il suo posto preferito da li poteva guardare fuori perché spesso le capitava di vedere alcuni lupi arcobaleno saltare fra gli alberi del viale, oppure i cavalli dalle lunghe chiome sfrecciare nei campi aperti lasciando dietro di loro una scia scintillante. Era tutto affascinate come i piccoli pappagallini turchesi con lunghe piume dorate sulla testa, erano animaletti curiosi e spesso gli si affacciavano al finestrino.
Anche quella mattina li vide e ne fu contenta ma, qualcosa la distrasse, la routine che veniva spezzata, una fermata che non c'era mai stata. Le porte si aprirono e salì una ragazzo. Eva ne fu colpita immediatamente, era bellissimo, più bello persino di principino, e lei aveva considerato principino il più bel ragazzo di sempre nonostante fosse non più alto del palmo della sua mano. Lo fissò così a lungo che il giovane se ne accorse e i loro sguardi si incrociarono. Fu un breve brevissimo istante ma, ad Eva manco il respiro per una eternità, almeno così le sembrò.Tornò immediatamente a guardare fuori dal finestrino accorgendosi di essere già alla sua fermata e di non essersi ancora alzata. Rapidamente scattò in piedi e cercò il campanello, quella mattina era stranamente caotico l'autobus e dovette intrufolarsi fra la gente a fatica, non ce l'avrebbe mai fatta, la fermata si avvicinava e lei era ancora troppo lontana dal campanello per di più era rimasta incastrata con lo zaino. “Che succede oggi?” si chiese allungando la mano più che poteva, poi quel giovane le sorrise e con naturalezza suono il campanello, l'autista frenò di colpo tutti slittarono in avanti compresa Eva sbalzata via così rapidamente da non poter ringraziare quel ragazzo.

Scesa a terra guardò l'autobus ripartire cercando attraverso i vetri dei finestrini il ragazzo, lui era li, sembrava aspettarsi di vederla, le sorrise. Eva alzò la mano quando l'autobus era già lontano.

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