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Eva Sicret



EvA SicreT

Il segreto di Eva



Eva..lei era solitaria, non parlava molto e se lo faceva, solo con pochi, solo con chi la conosceva veramente. Lei ascoltava e sapeva sentire, lei osservava tutto con occhi diversi. Eva vedeva, vedeva cose che a noi non è concesso di vedere, Eva aveva un dono. Un dono difficile da rivelare, da spiegare, difficile da capire, per questo viveva in solitudine isolata dai suoi coetanei, non era triste per questo, perché il mondo attraverso i suoi occhi era meraviglioso e li aveva tanti amici con cui stare.
Ma era davvero felice così?
Guardava i suoi coetanei da lontano, erano tutti spensierati, scherzosi fra loro, forse le sarebbe piaciuto trovarsi la in mezzo circondata da risate allegre e perché no, trovare anche l'amore.
No no” si diceva, “io non ho nulla che da spartire con gente come quella, gente che non sa vedere un palmo dal loro naso!” e con quella frase, girava la testa di lato, ritornando nel mondo in cui era stata accolta con amore, quel mondo solo suo che mai l'avrebbe tradita.
Eva non avendo tante amicizie andava a letto presto anche il giorno del suo sedicesimo compleanno non feceva differenza. Alle ventuno era già sotto le calde coperte della sua piccola stanza. Osservava con attenzione quella camera, la vedeva da sempre e non cambiava mai, con quelle pareti rosa i peluche sparsi sul grande tappetto ai piedi del letto e poi il grande quadro con gli unicorni appeso sulla parete le sembrava di stare dentro una bomboniera. Le era sempre piaciuta quella stanza ma ora una parte di lei, avrebbe voluto abbattere quelle pareti rosa, bruciare quello stupido quadro e sbarazzarsi dei peluche per non parlare di quelle bambole inespressive sedute sulla cesta in vimini accanto alla porta. “Forse sto solo crescendo!” si diceva per non odiare troppo quella parte crudele che voleva strapparle anzi sbarazzarsi completamente dei ricordi della sua infanzia.
E così mentre guardava languidamente le bambole con cui tanto aveva giocato si addormentò.

Eva è ora di svegliarsi, forza Eva guarda dentro di te. Cosa vedi? Ascolta Eva, cosa senti? Chi sei Eva? Pensi di saperlo?
Guardati Eva, come sei finita, non parli con nessuno, trovi che la gente non sia degna di te, ti credi migliore di tutti loro? No, non è così vero? Io lo so, tu hai solo bisogno di trovare la tua forza di svegliarti, allora Eva, guarda dentro di te, ascolta la voce, segui l'istinto...” bibibi-bip bibibi-bip bibibi-bip!!!!


Eva aveva sognato una voce che le parlava ma il rumore assordante della sveglia, l'aveva svegliata prima si concludesse. Si sentiva un po' confusa e stordita e con fatica allungò la mano prese la sveglia e la spense, notando qualcosa di insolito, l'ora non era esatta, la sveglia segnava le 11:11. “Non è possibile!” si disse mettendosi subito a sedere, con il cuore che le martellava in gola prese il cellulare e controllò l'ora, il cellulare segnava 7:30 del mattino. Eva tirò un sospiro di sollievo, non era in ritardo. :<<Stupida sveglia!>> gracchiò gettando la sveglia al centro del letto... Continua...

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Seguì la figura del mezzo fino a che non svoltò l'angolo e non lo vide più. Si chiese se avrebbe ritrovato quel ragazzo anche al ritorno, “Sembra una persona interessante!” si disse iniziando ad avviarsi verso la scuola. <<Lo è di sicuro!>> esclamò la squillante voce dell'alquanto bizzarro Jack, per certi aspetti Jack assomigliava molto al cappellaio matto di Alice. Stesso modo strambo di vestire con svariati abbinamenti di colori, trucco sgargiante sulla faccia e completamente matto, almeno così appariva quando camminava in quella maniera assurda, saltellando da un piede all'altro e mezzo ingobbito contando filastrocche senza senso e fra queste trovava il tempo per conversare con Eva. <<Sai avessi con te un coniglio bianco, crederei di essere Alice!>> confessò Eva osservando il bizzarro amico, <<Tue sei ciò che vuoi mia piccola farfallina colorata!>> disse, <<Staresti bene come mio papillon!>> aggiunse fermando il passo alla…

Dentro ad uno sguardo

Non mi ero mai fermata in quel posto nonostante ci fossi passata molte volte in compagnia delle mie amiche, non l'avevo mai trovato interessante, non l'avevo mai guardato con gli occhi di chi sogna, eppure a pensarci ora, era un luogo magico anche quando le nuvole coprivano il cielo e tutto diveniva una foto in bianco e nero, il mare piatto come una tavola con solo qualche placida onda che bagnava la sabbia per ritirarsi subito dopo e poi quel rumore famigliare, spesso mischiato alle grida dei bagnanti, l'avevo udito così tante volte ma, ora mi sembrava di sentirlo per la prima volta, armonioso e malinconico. No non era lui ad essere malinconico, ero io e quel blu profondo che vedevo non era il mare, eri solo tu ed io ero persa dentro al tuo sguardo.